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Letture di poesia: Giovanni Nadiani e Luigi Socci

25 febbraio 2011
Copertine dei volumi si Socci e Nadiani

Memo venerdì 25 febbario 2010 ore 17:30

Giovanni Nadiani presenta Guardrail, peQuod 2010
Luigi Socci presenta Freddo da palco, Edizioni d’if 2009

Guardrail. Cosa succede quando si ha l’impressione di avere tra le mani qualcosa di importante? A me è successo con questa raccolta di Giovanni Nadiani: un’accelerazione emotiva, cognitiva, spirituale. Il flusso del sangue al cuore e al cervello aumenta: una festa per l’anima e la mente. Tanto che vorrei dire al lettore: salta queste due paginette d’ingresso e vatti subito a leggere le poesie. Leggi “Scorar”. Leggi “Ipercoop”. Leggi la struggente “ROM”. Leggile tutte. Portale con te come antidoto contro questo povero e piccolo mondo. Come fortezza di una vita migliore e più chiara. Credo che Nadiani abbia raggiunto la quasi perfezione – non parlo di perfezione per pudore. L’affermazione non sembri così incongrua o titanica: del resto è più facile essere perfetti nell’arte che nella vita. E cosa significa la (quasi) perfezione in letteratura? Significa creare un testo memorabile, esemplare, universale e insostituibile. Per cui un sentimento, una sensazione, un luogo, un tempo non lo si capirà più chiaramente senza quel testo. Questa dev’essere l’ambizione. A me pare che Nadiani la soddisfi molto spesso. (dall’“Introduzione” di Flavio Santi)
Giovanni Nadiani è nato nel 1954 a Cotignola (Ra). Ha frequentato le scuole a Faenza e dal 1985 vive a Reda di Faenza. Dopo la laurea in Lingue Letterature Straniere Moderne presso l’Università di Bologna, ha insegnato per molti anni nelle scuole superiori e, successivamente, presso le Università di Trieste, di Bologna e di Modena e Reggio-Emilia. Dal 2001 svolge attività di ricerca e di insegnamento presso la Scuola Superiore per Interpreti e Traduttori dell’Università di Bologna sede di Forlì.
Ha pubblicato alcune monografie e diversi saggi su questioni di teoria e pratica della traduzione letteraria e multimediale, su lingue e generi testuali minoritari.

Freddo palco. “Tolto tutto l’impossibile, quello che rimane, anche se improbabile, è la verità”. Così diceva Sherlock Holmes, a proposito del mistero del mastino dei Baskerville, a un incredulo Watson. Allo stesso modo, in Freddo da palco, abolite le maschere parodiche, incrinata l’impassibilità dei marmi barocchi, interrotto il fuoco d’artificio dei giochi linguistici e dei camuffamenti teatrali, la realtà, inesorabilmente, giunge alla sua più drammatica realizzazione. Quasi per un eccesso di finzione.
Luigi Socci è direttore del Poesia Festival “La punta della lingua”di Nie Wiem, autore di numerose pubblicazioni, fra cui la silloge Freddo da palco.

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